Viarigi

AutoriRaviola, Alice B.
Anno Compilazione2003
Anno RevisioneVERSIONE PROVVISORIA
Provincia
Asti.
Area storica
Basso Monferrato (o Medio Monferrato Astigiano).
Abitanti
1103 (dati Istat 2001).
Estensione
13,67 kmq.
Confini
Altavilla Monferrato (Al) a nord e a est, Felizzano (Al) a sud-est, Quattordio (Al) a sud-est, Refrancore a sud-ovest, Montemagno a ovest.
Frazioni
Accorneri Valle, Accorneri Collina, Bertoglia, San Carlo, Pergatti Valle, Pergatti Collina, Pelosi, Oggeri, Marchetti, Arrobio.
Toponimo storico
«Viarix», attestato nel 1318 e presente in forme declinate (Viarixii, Viarixio), ma anche «Viaris» e «Viarisio» [COTTO, FISSORE, NEBBIA, 1997, voll. I e II, passim]. La lectio «Viarisio» è ancora la preferita nel corso del XVIII secolo [SALETTA, vol. IV, p. 344].
Diocesi
Diocesi di Asti.
Pieve
Di notevole importanza per il luogo è la chiesa pievana di San Severo, i cui priori, nei secoli XII e XIII, provengono spesso dalle file dei monaci dell’Abbazia di San Bartolomeo di Azzano. Il legame tra i due enti ecclesiastici è attestato sin dal 1182, quando «dominus Obertus de Viarixio», insieme con il nipote Corrado, vende quattro appezzamenti al monaco Pietro, priore di San Bartolomeo. Quest’ultimo agisce per conto di «Widonis», abate del monastero e confessore della chiesa di San Severo, della quale si dice essere ubicata «inter Montem Magnum et Viarixium». I terreni acquistati a vantaggio di San Severo, al prezzo di 28 lire astesi, si trovano tra Viarigi e Montemagno, nei pressi della pubblica via che univa i due paesi e vicino alla chiesa di San Salvatore [COTTO, FISSORE, NEBBIA, 1997, vol. I, pp. 43-45]. Sembra che la chiesa di Viarigi stia facendo investimenti nei comuni limitrofi: nel 1184, ancora Pietro, compra da tale Manfredo un «prato cum area sua qui iacet Grane, ubi dicitur ad Alecolognelle», in coerenza con la strada [ivi, pp. 47-48, 1° maggio, «actum in cimiterii Sancti Severii»], e un anno dopo Alberto Garzana vende ad Americo, monaco di San Bartolomeo e rettore di San Severo un altro prato «iuxta Granam ad Colognellas» [ivi, p. 49]. Nel 1196, «Guido, monachus et prior S. Severi», permuta con Ottone Forno un terreno sito in Montemagno «pro petia alia…iacente in fundo Viarixii…ubi dicitur al Pocio» [ivi, p. 57; Guido è forse identificabile con il Guidone di cui sopra]. Nel 1215 il «presbiter Gerardus de Sancto Severio» dona all’abate Guglielmo sette appezzamenti ubicati «in posse Viarissii» («ubi dicitur ad Crucem», «ad viam cavatam», «in planis de Grana», «ad puteum», «in serra Sancti Iohannis», «ad puteum Paganum» e «ad costam de Stantiam»), per poter essere accolto tra i monaci [ivi, pp. 72-73, 19 settembre]. Lo stesso Gerardo, però, continua ad avere interessi in loco e nel 1222 acquista «petiam unam arativam positam in pertinentia Viarixii, ubi dicitur ad Crucem», firmando il contratto con il venditore Uberto Ventonio «in porticu Sancti Severi» [ivi, p. 77, 17 agosto]. Resta da chiarire se l’edificio di cui si ha notizia fino al principio del XIII secolo, resti lo stesso nei decenni a seguire o cambi collocazione – spostandosi più verso il centro dell’abitato? - mantenendo la titolatura a San Severo: è del 1220, infatti, la concessione accordata da Giacomo vescovo di Asti ad Anselmo, abate di San Bartolomeo, «aedificandi ecclesiam in honorem Sancti Severi in villa Viarisii» [ivi, pp. 74-75, 21 settembre]. Sta di fatto che San Severo di Viarigi rientrava appieno tra i beni dell’abbazia di Azzano, e come tale è menzionata in un atto importante per il monastero astigiano, quello mediante il quale il pontefice Innocenzo IV, da Lione, il 25 luglio 1247, lo prese sotto la sua diretta protezione [ivi, pp. 114-117: «…Sancti Angeli et Sancti Petri de Maxo, Sancti Martini de Cortacomario et Sancti Severi de Viarixio, ecclesias cum parochiis, decimis et pertinenciis suis»]. L’abate di San Bartolomeo aveva anche il diritto di nominare il procuratore di San Severo: così fece il vescovo di Asti Corrado nel 1282, in qualità di reggente dell’abbazia, scegliendo il monaco Nicolino al posto del viarigino Giacomo [ivi, pp. 179-180].
Per il XIV secolo si registrano anche compravendite tra privati e religiosi di San Bartolomeo e/o di San Severo: nel 1308, per esempio, l’abate Nicolao e Pietro Sereno, «de loco Viarixii et frater monasterii supradicti, minister ecclesie Sancti Severi de dicto ‹loco› Viarixii», permutano un sedime «iacentem in villa Viarixii desupter ipsam ecclesiam Sancti Severi ultra viam publicam» in cambio di un campo «in posse et districtu Viarixii, ubi dicitur in Costa Palia», sempre nei pressi della strada pubblica [cfr. ivi, vol. II, pp. 406-407, 31 maggio; l’atto è stipulato «apud ecclesiam Sancti Severii»].
San Severo costituì per secoli un punto di riferimento per le pratiche cultuali della comunità di Viarigi: ancora nel Settecento, Saletta la ricorda molto frequentata, parrocchiale «in titolo di pievania», dotata di 150 ducatoni di reddito sui quali era accesa una pensione di 15 doppie per il «signor abate Tomati, prelato di signatura in Roma» [SALETTA, cc. 362v-363]. L’attuale edificio, ormai dedicato a San Silverio, è in stile tardo-barocco, rimaneggiato nel 1870; sorge davanti alla parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo.
L’altra pieve di Viarigi, nota come edificio romanico, è quella di San Marziano, che dista circa 3 km dal centro abitato e risale al 1180, nonostante i rifacimenti seicenteschi della facciata.
Altre Presenze Ecclesiastiche
Oltre a San Severo, che da pieve divenne parrocchia tra Medioevo ed età moderna, dal 1311 è nota anche la chiesa viarigina di San Pietro, di cui era curato all’epoca frate Guglielmo [COTTO MELUCCIO, FISSORE, FRANCO 2002, p. 46, atto di nomina del procuratore di Guglielmo, Bertramo Cacherano, alla presenza dei testimoni Guglielmo, chierico di Frassineto, e Manuele Resta, di Viarigi]. Nel Settecento San Pietro è la seconda parrocchia del paese, «in titolo di prevostura» e con un reddito di 120 ducatoni [SALETTA, c. 363]. L’edificio tuttora visibile risale però alla fine del XVI secolo, qundo monsignor della Rovere, vescovo di Asti, la fece ricostruire e la riconsacrò in onore dei Ss. Pietro e Paolo.
Ci sono anche le chiese di Sant’Agata, «rettoria-beneficio semplice, o sia capellania sotto nome di San Giuseppe, juspatronato del sig. Alessandro Bobba, come herede della fu sig.ra contessa Elena Catarina Castellara Miroglia», e quella della confraternita di San Michele Arcangelo [ivi]. Nel 1728 risultano attive, inoltre, due Compagnie di laici, quella del SS. Sacramento e quella dei disciplinanti di San Maurizio, attestate dal catasto comunale a partire dal 1662 e lì tassate rispettivamente per £ 2,7 e 0,3 [ASTO, Corte, Materie ecclesiastiche, cat. XII, Immunità reale del Monferrato, m. 3, 1728, Beni de’luoghi pii dopo il 1619]. Tra le chiese campestri vanno ricordate: la Madonna delle Grazie, verso Montemagno; San Rocco; Santa Maria, in direzione Fubine, e Sant’Antonio Abate [SALETTA, c. 363]. In frazione Bertoglia, dal tardo Seicento, è presente la chiesa di Santa Lucia, mentre più recente è quella della Maria Ausiliatrice frequentata dagli abitanti di Accorneri Valle.
Decaduto l’uso di San Silverio a metà Ottocento, a fungere da parrocchiale con i Ss. Pietro e Paolo è la chiesa di Sant’Agata [CASALIS, p. 84]
Assetto Insediativo
A inizio Trecento il paese di Viarigi è connotato come «villa» [COTTO, FISSORE, NEBBIA, 1997, vol. II, p. 489: «in villa Viarix»] e si ha notizia di un castello abitato da domini e posto sotto assedio tra 1316-19. Poche sono le fonti che consentono di cogliere le modificazioni del paesaggio nel corso della prima età moderna. Secondo il segretario Giacomo Giacinto Saletta, intorno al 1713, «consiste la terra di Viarisio in tre contrate con suoi edificii, parte civili e parte rustici; la prima si denomina di Piazza, e va al castello; la seconda si chiama di San Rocco et la terza Schiavina. Tanto il medesimo luogo quanto il castello hanno ancora qualche vestigia di muraglie vecchie attorno» [SALETTA, c. 362v]. Situato su una collina a destra del torrente Grana, il piccolo paese è ancora dominato da una torre trecentesca dell’antico castello. Numerose le frazioni, che nella maggior parte dei casi prendono il nome dal patronimico dei lignaggi che diedero loro origine in età moderna.
Luoghi Scomparsi
Nessuna attestazione.
Comunità, origine, funzionamento
Di pertinenza dei marchesi di Monferrato di stirpe aleramica, la comunità e gli uomini di Viarigi giurarono fedeltà al principe Teodoro Paleologo nella loro chiesa di San Pietro il 7 settembre 1320 [SALETTA, c. 355v]. Gli Statuti di Viarigi risalgono al 1352, ma la comunità era attiva e vitale sin da prima, pur con i forti condizionamenti provenienti dai numerosi poteri che insistevano sull’area e sul luogo: la diocesi di Asti, l’abbazia di San Bartolomeo, i marchesi di Monferrato e i numerosi vassalli infeudati del paese dal XIV secolo. Nel 1379, al parlamento generale del Monferrato tenutosi a Moncalvo su convocazione di Ottone di Brunswick, parteciparono anche due procuratori viarigini: Antonio Gatto e Giovanni Resta [CASALIS 1854, p. 85]. Nel 1419, insieme con Montemagno, Casorzo, Grazzano e Castagnole, la comunità ottenne dal marchese l’esenzione da tutti i pedaggi, dazi e imposte locali, prerogativa essenziale per un nucleo di luoghi a forte vocazione commerciale non solo nel Medioevo, ma per tutta l’età moderna [RAVIOLA 2001; Ead. 2007; BATTISTONI 2009].
Dipendenze nel Medioevo
La prima attestazione della «corte incastellata di Viarigi» risale al 969 d. C.; essa era legata sia alla vicina pieve di Grana sia alla Chiesa d’Asti che estendeva la sua influenza sino alla Valle Versa [BORDONE, 1980, p. 158]. Per la seconda metà dell’XI secolo si ha notizia di alcune famiglie di clientes del vescovo di Asti Oddone: tra queste i di Viarigi, non meglio precisati signori locali di cui si ha traccia per gli anni 1095-96 e 1119 [ivi, pp. 349-350]. Del 1119, infatti, è l’atto in cui compare un Guglielmo di Montemagno, marchese Viarizii, presente al giuramento prestato dal marchese Oberto al vescovo di Asti [CASALIS 1854, p. 85]. L’esistenza di un signore di Viarigi è di nuovo attestata nel 1215: quando il prete viarigino Gherardo cedette sette suoi terreni all’abbazia di San Bartolomeo di Azzano per divenirne confratello (cfr. supra Altre presenze ecclesiastiche), l’atto di rinuncia fu siglato «in castello Viarixii, in domo domini Ruffini» [COTTO, FISSORE, NEBBIA, 1997, vol. I, p. 72]. E pochi anni più tardi, nel 1221, si stipulò un altro contratto di compravendita tra un particolare del luogo e l’abbazia «ante castrum, subter ulmos», ancora alla presenza di «Rufinus de Viarixio» [ivi, p. 75, 18 luglio]. Di certo il luogo, attraverso la chiesa di San Severo che era tra i beni goduti dall’abbazia di San Bartolomeo, subiva anche la forte influenza di quest’ultima (cfr. supra) e della diocesi di Asti, che costituiva polo di attrazione per il clero locale: tra i monaci attivi ad Azzano, come si è visto, alcuni provenivano dal paese e un Giacomo di Viarigi, con la qualifica di «scopolanus», è attestato tra i canonici del capitolo cattedrale di Asti negli anni Settanta del XIII secolo [COTTO, FISSORE, GOSETTI, ROSSANINO 1986, docc. 76, 102, 115, 124, 172]. Ancora un Giacomo – lo stesso? – risulta essere canonico di San Secondo al principio del secolo successivo [COTTO MELUCCIO, FISSORE, FRANCO 2002, docc. 127, 129, 215].
La successiva sottomissione del luogo di Viarigi al marchesato di Monferrato è ben descritta in una relazione stesa dal Senato di Casale nel 1668, in seguito ad alcune rivendicazioni della comunità: «Dell’anno 1320 Maffeo Visconti, signore di Milano, commise a’ suoi ministri d’Allessandria che dovessero rimettere la terra di Viarisio per l’inanzi da lui occupata a Theodoro all’hora marchese di Monferrato, che perciò gl’huomini e Commune di quel luogo, congregati per capita domorum, consapevoli dell’indebita occupatione del Visconti e spettarsi la terra, jurisditione e castello al marchese di Monferrato, solennemente costituirono il Valaia loro speciale sindico e procuratore a renderglielo e restituirglielo, con prestarle l’homaggio, fedeltà, patteggiare e convenire con esso marchese…con la deputatione d’un castellano da cadun anno…con assignare di più alla comunità due delle tre parti de’banni campestri, ingionto alla medesima l’obbligo di pagare annualmente al marchese e successori lire 25 imperiali» [ASTO, Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, m. 67, fasc. 5, 5 marzo]. Da allora la dipendenza diretta di Viarigi dalla giurisdizione dei marchesi (poi duchi) di Monferrato si protrasse sino alla prima età moderna.
Feudo
Il 31 ottobre 1348 il marchese di Monferrato Giovanni Paleologo infeudò Viarigi a Bonifacio Solero, cittadino di Ivrea, concedendogli il «castello, villa, huomini, giurisdittione, contito e signoria, mero e misto imperio…con riserva però delli molini, ragione de’ molini, eserciti e cavalcate delli predetti huomini et cavalleria» [SALETTA, vol. IV, c. 344]. Il luogo passò quindi per metà al figlio di Bonifacio, Giacopino [ivi, c. 344v, 12 marzo 1373], e da questi, nel 1381, ai suoi figli Alberto e Bartolomeo [ibidem, 31 ottobre]. Morti costoro senza eredi, Viarigi tornò alle dirette dipendenze della Camera marchionale, ma nel 1454, con ampie pertinenze, fu assegnato al capitano di ventura Bertolino de’ Grumelli, figlio di Vespergino di Canale, quindi ai suoi figli Carlo e Giovanni Francesco (1495). Nel XVI secolo la giurisdizione di Viarigi continuò ad appartenere al casato dei lombardi Castellari, signori di Grumello, ora legati alla d’Alençon e ai Gonzaga di Mantova (le conferme datano 1510, 1519, 1532, 1538, 1546, 1559, 1560, 1567, 1589) [ivi, cc. 345-348v]. Dei Gonzaga, analogamente, era affezionato suddito il segretario Lelio Arrivabene, mantovano, che ne fu investito della metà e con titolo comitale il 30 dicembre 1600. Nel 1634 l’Arrivabene vendette parte della sua quota a Pietro Loz(z)ano, che ne trasmise la porzione agli eredi sino al 1797. Gli stessi Arrivabene e Castellari, comunque, godettero di due e più mesi di giurisdizione fino al Seicento inoltrato. Nel XVIII secolo, poi, ebbero interessi sul feudo anche i Natta e i Morra, per via del matrimonio tra Agnese Maddalena Morra e Carlo Antonio Natta, che fu investito di alcuni mesi di giurisdizione con comitato nel 1734, e i nicesi Biglione, che parimenti ottennero dieci mesi di giurisdizione e il titolo comitale nel 1772 [MANNO, vol. I, p. 381].
Mutamenti di distrettuazione
Nonostante l’attrazione esercitata da Asti e dalla sua diocesi, dal punto di vista amministrativo Viarigi ha seguito le vicende del ducato di Monferrato, riorganizzato su base provinciale a partire dal tardo Cinquecento [RAVIOLA 2003]. Dipendente dalla provincia di Casale, ne fece parte per tutta l’età moderna, sia sotto i Gonzaga sia sotto i Savoia, e vi rimase anche in epoca di Restaurazione, soggetta al mandamento di Montemagno e alla più ampia divisione di Alessandria [CASALIS, p. 84]. Fu assegnato alla Provincia di Asti all’atto della sua nuova costituzione, nel 1935.
Comunanze
Con decreto del 13 febbraio 1940, XVIII E. F., il regio commissario Giovanni Battista Ferri dichiara che, a seguito delle rilevazioni compiute dal geometra Giovanni Capella – «il quale estese le sue indagini all’Archivio del Comune, alla Sezione Tecnica catastale ed all’Archivio di Stato» – risultava che a Viarigi «non esistono terreni comunali o frazionali di demanio civico e quindi non vi sono promiscuità di usi tra i Comuni o frazioni del Comune stesso, né diritti o consuetudini piantive, né infine occupazioni abusive di terreni comunali e frazionali» [AC Usi Civici, Provincia di Asti, Viarigi, fasc. 115, allegato a nulla osta del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste del 18 marzo detto anno]. Secondo un breve resoconto stilato dal podestà nel 1934, «i terreni posseduti da questo comune come sono inscritti a catasto, sono costituiti in massima parte da piarde stradali, da piccoli appezzamenti di terra siti all’incrocio delle strade comunali ed adibiti a deposito di ghiaia ecc. o da strade comunali. Pertanto nessuno di esso appezzamento può servire per essere ridotto a coltura agraria» [ivi, lettera del 1° ottobre 1934, firma illeggibile].
Liti Territoriali
Nel 1619-1620, verte dinanzi al Senato di Casale una causa intentata dalla comunità di Altavilla contro diversi abitanti di Viarigi che possiedono beni sul suo territorio e ricusano di pagare le loro quote delle imposizioni militari (“contributio pro hospitatione militum”). Gli agenti di Altavilla fanno rilevare che tali oneri ricadono sui “particolari” e non sul comune in quanto tale [A.S.A., Senato del Monferrato, Atti di lite, f. 39 (1619-1626), Altavilla Comune contro Particolari di Viarigi (1619-1620); vd anche scheda Altavilla Monferrato].
Fonti
A.C.V. (Archivio Storico del Comune di Viarigi).
(1719-1961)
A.S.A. (Archivio di Stato di Asti.).
A.S.T. (Archivio di Stato di Torino).
Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, m. 67
Ivi, Giacomo Giacinto SALETTA, Ducato di Monferrato descritto per il segretario Giacomo Giacinto Saletta, s.d. (ma inizio XVIII sec.), 7 voll., vol. IV, Ducato del Monferrato tra li fiumi del Po e Tanaro e di là dal Po, cc. 344-363.
ivi, Paesi per A e B, V, m. 17
ivi, Materie ecclesiastiche, cat. XII, Immunità reale del Monferrato, m. 3, Beni e luoghi pii dopo il 1619. Provincia di Casale, cc. non numerate;
Camerale, Prima Archiviazione, Tributi del Monferrato, m. 1; ivi, Provincia di Casale, m. 1, fasc. 5, 1737, Parere dell’avvocato generale sovra il ricorso di alcuni particolari di Viariggi per cognizione della causa di rilievo che volevano proporre contro la commmunità per fatto di censi costituiti a favore della medesima in tempo di guerra.
C.U.C. (Archivio del Commissariato per la Liquidazione degli Usi Civici, Sede di Torino), Provincia di Asti, fasc. 115.
Bibliografia
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P. BIANCHI, Stato nello Stato? Appunti sull’incompiuta perequazione del Monferrato a fine Settecento, in Cartografia del Monferrato. Geografia, spazi interni e confini in un piccolo Stato italiano tra Medioevo e Ottocento, Atti del convegno Acqui Terme-Nizza Monferrato-Casale Monferrato, 11-13 marzo 2004, a cura di B.A. Raviola, Milano, FrancoAngeli, 2007, pp. 221-255
R. BORDONE, Città e territorio nell’Alto Medioevo. La società astigiana dal dominio dei Franchi all’affermazione comunale, Torino, Deputazione Subalpina di Storia Patria, 1980
G. CASALIS, Dizionario geografico storico-statistico commerciale degli Stati del Regno di Sardegna, Torino, Maspero, 1833-1856, 28 voll., vol. 25, 1854, pp. 84-85.
Censimento della popolazione del Regno d'Italia al dicembre 1881, Roma, Tip. Bodoniana, 1883, vol. I, p. 11
Censimento della popolazione del Regno d’Italia al 10 febbraio 1901, Roma, Tip. Naz., 1902, vol. I
Censimento della popolazione del Regno d'Italia al dicembre 1911, Roma, Tip. Naz.,
Censimento della popolazione del Regno d'Italia al dicembre 1921, Roma, Stab. Poligrafico, 1927, V E.F.
Censimento generale della popolazione al 21 aprile 1931, Roma, 1933
Censimento generale della popolazione al 21 aprile 1936, Roma, 1937
Censimento generale della popolazione al 21 novembre 1951, Roma, Soc. Abete, 1955
A.M. COTTO, G.G. FISSORE, P. GOSETTI, E. ROSSANINO (a cura di), Le carte dell’archivio capitolare di Asti (secc. XII-XIII), Torino, Deputazione Subalpina di Storia Patria, 1986
A. M. COTTO, G. G. FISSORE, S. NEBBIA (a cura di), Le carte dell’abbazia di San Bartolomeo di Azzano d’Asti (952-1335), Torino, Deputazione Subalpina di Storia Patria, 1997, 2 voll.
A.M. COTTO MELUCCIO, G. G. FISSORE, L. FRANCO (a cura di), Cartulari notarili dell’Archivio Capitolare di Asti. I registri di Iacobus Sarrachus, notaio del vicario vescovile (1309-1316), Torino, Deputazione Subalpina di Storia Patria, 2002
F. GABOTTO, Commentando Benvenuto San Giorgio. Pievi e chiese del Monferrato alla metà del Trecento in «B.S.B.S.», XXXI (1929), pp. 211-235
F. GABOTTO, U. FISSO, a cura di, Le carte dell'archivio capitolare di Casale Monferrato fino al 1313, Pinerolo 1907-1908 (B.S.S.S. 40 e 41)
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Ead., Il Monferrato gonzaghesco. Istituzioni ed élites di un micro-stato (1536-1708), Firenze, Olschki, 2003
Ead., Schede Grana, Montemagno, Portacomaro 2003
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A. TORRE (a cura di), Per via di terra. Movimenti di uomini e di cose in antico regime, Milano, Franco Angeli, 2007.

 

Descrizione Comune
Viarigi
     Di per sé Viarigi appare tra i comuni più isolati dell’attuale Monferrato astigiano, e certo la sua dipendenza stretta dalla diocesi ne fa, almeno per il Medioevo, un luogo dotato di risorse naturali, ma quasi privo di autonomia. Il discorso cambia, in età moderna, se si adotta una prospettiva policentrica e si guarda a Viarigi come a uno dei nodi di una rete di strade e di percorsi commerciali che connetteva Piemonte, Monferrato, Stato di Milano e Repubblica di Genova. A questi due elementi – ovvero al legame con Asti e, successivamente, all’appartenenza strutturale al Monferrato dei Paleologo e dei Gonzaga – si dovrà far riferimento per cogliere le peculiarità del luogo rispetto all’ambiente circostante.
All’inizio dell’XI secolo esso era segnalato come ricco di boschi per via dei «terreni di natura marnoso-sabbiosa a bassa fertilità, ancor oggi…in parte occupati da superfici forestali» [BORDONE, 1980, p. 105]. Il locale castello, com’è ricordato nel diploma concesso da Enrico III alla Chiesa d’Asti nel 1041, apparteneva a quest’ultima ed era tra i castelli collegati a un’azienda agricola di modello curtense [ivi, pp. 155, 156].
Come altre località limitrofe – in particolare Portacomaro, Calliano e Scurzolengo – tra il XIII e il XIV Viarigi fu fortemente soggetto all’influenza dell’Abbazia di San Bartolomeo di Azzano che andava perseguendo un’accorta politica di acquisizioni territoriali in territorio astigiano e monferrino. Ne è spia la rinuncia fatta nel 1318 da Giacomo Gavardo, di Viarigi, e da sua moglie Alasia di «omnia que habent tam in pratis, terris cultis quam incultis» a favore dell’Abbazia stessa, allora diretta dall’abate Nicolao Miroglio [COTTO, FISSORE, NEBBIA, 1997, vol. II, p. 489, maggio 19]. All’atto –mediante il quale i due coniugi si riservarono il possesso di un appezzamento sito «in villa Viarix, cui querent Franciscus Gavardus de Viarix et vie dicti loci»– fu presente tra gli altri testimoni un Giacomo Sereno di Viarigi. Non fu l’unico contratto del genere: a settembre cedettero i propri beni all’abbazia altri due coniugi viarigini – Enrico Bosia e Isoda, figlia del cittadino astigiano Siccardo de Gorzano – conservando per loro due terreni, uno «ubi dicitur in Villario», l’altro «in Ortali» [ivi, pp. 495-497, 8 settembre 1318]. Il legame tra il luogo e l’abbazia si fa palese nella figura di «Gilius, monacus Sancti Bartholomei de Açano, ministro ecclesie Sancti Severi de Viarixio», il quale, nel 1320, acquistò dal viarigino Corrado Donzello un pezzo di terra «in poderium de Ariis» [ivi, pp. 528-529, 14 marzo].
La casistica è ampia [cfr. ancora ivi, vol. I, pp. 91; vol. II, pp. 406-407] e rivela una precoce e intensa attività di compravendita di terreni tra privati ed esponenti del clero locale o astigiano; attività le cui ragioni andrebbero indagate più a fondo, ma che si può immaginare determinante nella costruzione del paesaggio agrario viarigino medievale, moderno e contemporaneo. Basti pensare alla diffusione della piccola proprietà in età moderna e alla totale assenza – a differenza di quanto constatato per molti altri luoghi monferrini – di beni comuni al momento del censimento del Regio Commissariato per la liquidazione agli Usi Civici [cfr. voce Comunanze].
Nel corso del Duecento l’abbazia incamera numerosi terreni in loco, spesso in prossimità della pubblica via e a opera del suo stesso priore, come per esempio Anselmo, che nel 1233 acquisisce una «pecia…ad campum Rubeum in territorii Viarisii» [COTTO, FISSORE, NEBBIA 1997, vol. I, p. 91, 2 settembre, «in Viarisio»]. Ma d’altro canto traspare una piccola folla di possidenti e testimoni che vanno a formare una comunità vivace, avvezza alle transazioni notarili. A queste e ancor più alle pratiche commerciali, presumibilmente fiorenti, pare rimandare ad esempio l’intestazione di un contratto a favore di frate Gerardo (cfr. supra Altre presenze ecclesiastiche) redatto «in curia venditorum» [ivi, p. 68, 7 ottobre 1214].
Virtualmente unito ad Asti sul piano della giurisdizione ecclesiastica, sul versante politico-istituzionale Viarigi seguì le sorti del Monferrato aleramico e paleologo. Tra gli episodi di maggior risalto della sua storia medievale è senz’altro l’assedio posto al castello dalla città di Alessandria durante l’assenza di Teodoro Paleologo; assedio durato tre anni – dal 1316 al ’19 – e valso agli abitanti, che vi fecero una «generosa difesa» con il sostegno dei Visconti, un’ampia conferma di tutti i privilegi [SALETTA, c. 355v]. I principali sono senz’altro quelli relativi ai diritti di moleggio, esclusi da qualunque forma di investitura del feudo, e quelli riguardanti il libero transito di merci in entrata e in uscita dal paese («che gl’huomini di Viarisio non fossero tenuti né obligati a pagare pedaggi né currea nel dominio di S.E.» [ivi, c. 356].
Nel 1520, in presenza di Anna d’Alençon e dei dignitari del Senato di Casale, Domenico Bussa, sindaco e procuratore «de loco Viarisi», prestò il giuramento di fedeltà al marchese di Monferrato ottenendo in cambio la conferma di tutti i «capitula, statuta, decreta, privilegia, jura, dacita, gratias, concessiones, pacta, conventiones, immunitates, franchisias, exemptiones, libertates, venationes, datas, banna campestria, banni civilia et criminalia» concessi alla comunità dai suoi predecessori. Tra questi, di nuovo, le conventiones…factas per agentes nomine prefate Comunitatis et hominum Viarisii cum ill.mo et ex.mo quondam (bone memorie) domino Theodoro marchione Montisferrati usque de anno 1320, inditione tertia, die septimo septembris ac eorum antiqua statuta seu capitula que sunt in totum numerum 178, quorum primum est de sacramento castellani vel potestatis dicti loci et ultimum est quod nullus accusator possit accusare sine sacramento [ASTO, Corte, Paesi, Feudi per A e B, m. 67, fasc. 1].
Da allora la comunità, a ogni cambiamento di sovrano, chiese ripetutamente e sempre con successo l’approvazione degli stessi (in particolare del permesso di caccia), accordatale nel 1533, nel ‘37, nel 1546, nel 1560, nel ’67 e in ultimo nel 1589 [ibid.]. La ricerca delle conferme ducali era spia, in realtà, della crescente ingerenza del potere sovrano a livello locale: è del 1541 un accordo tra la comunità e la reggente d’Alençon circa l’obbligo di portare a macinare le granaglie al solo mulino di Pontestura. L’ordine contrastava il dettato degli Statuti e ne era nata una causa, per porre termine alla quale i sindaci Antonino de Quatordis e Antonio Gatto, sostenuti dal consiglio e da tutti i capi di casa, decisero di impegnarsi a pagare «honestam summam…Camere marchionali…solvendam annuatim» pur di vedersi confermata la facoltà di essere «liberi et in libertate…macinandi seu eundi ad macinandum eorum frumenta et victualia…ad molendina et loca ipsis…magis placita» [ivi, fasc. 2, 9 novembre].
Le infeudazioni cinquecentesche ai Castellari, tuttavia, e quella di metà feudo a Lelio Arrivabene, tra i fedelissimi ministri di Vincenzo I Gonzaga in Monferrato, non fecero che attenuare, se non vanificare l’effetto di tutte queste concessioni. Di qui il sorgere di nuove rivendicazioni autonomistiche che, sempre con esplicito riferimento alle concessioni venatorie, tornarono a farsi vive a metà Seicento quando la comunità, a seguito dell’acquisto di 8 mesi di giurisdizione effettuato dal conte Carlo Bernardino Morra, governatore di Moncalvo, dai conti Francesco e Giovanni Arrivabene, rifiutò di prestare il giuramento di fedeltà al nuovo feudatario esibendo un privilegio del 1610 (pagato 120 doppie) grazie al quale il duca Vincenzo aveva confermato il permesso «d’andar a caccia due volte la settimana solamente» [ASTO, Corte, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, m. 67, fasc. 3, relazione del Magistrato Camerale del 1667]. L’infeudazione del luogo aveva avuto inizio proprio nel 1600, con l’investitura di una porzione della giurisdizione del luogo a favore del segretario ducale Arrivabene. Nel 1635 era stata ampliata con l’investitura di due mesi di giurisdizione concessa da Carlo I Gonzaga Nevers a favore del conte Leonardo Arrivabene, accresciuta ulteriormente nel ’38 e nel ‘39 con «l’amministrazione delle armi et compagnia di detto feudo di Viarigi, colla facoltà di creare et deputare et riformare il capitano…etiamdio nel tempo della giurisditione degl’altri consortili» [ibid.]. Il parere del Senato di Casale fu favorevole alla comunità: l’investitura di prerogative feudali in Viarigi andava intesa come riferita alla sola famiglia Arrivabene. Si doveva pertanto «mantenere la comunità nelle ragioni di non prestar ad altri che a V.A.S. il giuramento di fedeltà, le due terze de’bandi campestri, la terza delle condanne civili e criminali…secondo la moderatione dell’anno 1546 seguita con l’intervento della marchesa Anna…, né la comunità esser tenuta al pagamento delle lire 25 imperiali…non constando che, per centenaia d’anni, siano state pagate né alla Camera né a feudatari» [ivi, fasc. 5, 1668, marzo 5].
D’altro canto, il luogo di Viarigi difendeva gelosamente la gestione del moleggio e i suoi confini frequentemente attraversati da mercanti ed eserciti [ivi, fasc. 8, s.d., reclamo di Giuseppe Morra che “posiede alcuni beni sopra le fini di Viarisio…come pure su le fini di Cella e Rosignano, li quali beni li vengono danneggiati da’paesani, viandanti, carri et ogni sorte d’animali, e ciò deriva a causa che le pene che esige il podestà sono lievi”]. Sono di fine Seicento alcune proteste relative alla cessione di sacchi di grano da prelevare «sovra il moleggio di Viariggi» a favore di singoli funzionari ducali o degli impresari generali della gabella di Monferrato [ivi, fasc. 6-7, 1694-98]. La comunità, nonostante le grida emesse nel 1658, nell’88 e nel ’96 riteneva di essere esente dalle contribuzioni in virtù degli antichi privilegi marchionali. Però le guerre di fine secolo fiaccarono anche la sua micro-economia fatta di agricoltura di sussistenza e di commercio a corto-medio raggio, quest’ultimo ben testimoniato, per il Cinque-Seicento, dalle rappresentazioni cartografiche che mostrano il paese al centro del reticolo viario che collegava l’area alla strada franca di Felizzano [RAVIOLA 2007].
Così, come altre località del Basso Monferrato, Viarigi arrivò al momento del passaggio del ducato ai Savoia (1708) piuttosto indebitata: le pesanti contribuzioni militari imposte già sotto Ferdinando Carlo Gonzaga dalla fine del Seicento e i nuovi carichi straordinari esatti tra la guerra di successione spagnola e quella polacca fiaccarono molti piccoli proprietari e scatenarono richieste di esenzioni e/o il proliferare di censi. Il fenomeno, per Viarigi, è testimoniato da una lite tra particolari – Giacomo Francesco Mombelardo, Francesco Ferraro, Bartolomeo e Gaspare Gado contro gli eredi di Cristoforo Ripa – a proposito di un censo annuo di 212 doppie dovuto dai primi ai secondi. Parte del censo era poi confluito nei debiti della comunità e questa, nel 1737, chiese di venir sgravata dal pagamento di simili pesi, o almeno alleggerita secondo i tassi posteriori al 1703. «Questo temperamento mi sembra del tutto ragionevole – scrisse l’avvocato generale Dani – ed equitativo all’esempio di quanto si è praticato e si pratica verso le comunità del Piemonte, cioè che si continuasse gl’imposti e pagamenti de proventi ogni qualvolta li creditori sono muniti di titolo apparentemente valido e legittimo» [ASTO, Sez. Riunite, Prima Archiviazione, Tributi del Monferrato, m. 2, fasc. 5, parere del 2 maggio 1737].
A differenza di altre località della zona (in particolare Grana, Calliano, Moncalvo, Tonco e Alfiano), a Viarigi, negli anni della ricognizione sabauda dei beni ecclesiastici immuni e non, non furono individuati che poche moggia di terreni acquisiti dopo il 1619 (e dunque collettabili) dalle locali Compagnie del SS. Sacramento e dei disciplinanti di San Maurizio, tassate sul registro comunale dal 1662 rispettivamente per £ 2,7 e 0,3 [ASTO, Corte, Materie ecclesiastiche, cat. XII, Immunità reale del Monferrato, m. 3, Beni de’luoghi pii dopo il 1619]. In materia di debiti, nel 1708 la comunità risultava insolvente per una cifra complessiva di £ 665 (291 di ordinario; 256 di tasso; 74 di caserme e 43 «per accordi») [ivi, Sez. Riunite, Prima Archiviazione, Tributi del Monferrato, m. 1, fasc. 3, 1708, Stato delle debiture del Monferrato…dal 1573]. Vent’anni dopo circa, il debito era cresciuto notevolmente – come quello di tutto l’ex ducato – arrivando, per la sola Viarigi, a una somma di 22.004 lire (quello complessivo era di 853.875) [ivi, fasc. 7, 1729, Ricavi e stati dell’ordinario tasso…].
218 moggia di terre erano catalogate come beni feudali non tassabili di proprietà dei vari rami delle famiglie investite di quote di giurisdizione [SALETTA, c. 363v] e a questo dato va associata, ancora una volta, la mancanza di comunanze da estinguere e, d’altro canto, la richiesta di alcuni particolari di poter acquistare appezzamenti già feudali [ivi, Paesi per A e B, V, m. 17, fasc. 1, 1788]. Il luogo «non manca de’ boschi» (ivi) e produceva, in pieno Settecento, vino e vettovaglie; si perdono, però, nelle fonti al dettaglio i riferimenti all’attività commerciale e ai transiti che avevano connotato Viarigi nel Medioevo e nella prima età moderna. Né risulta molto problematico l’assetto confinario e l’estimo delle proprietà dopo che il luogo, nel 1756, era stato sottoposto alla misurazione catastale [BIANCHI 2007, p. 238]. Un cenno a marginali, e tardivi, contrasti di confine con Montemagno è in Paesi per A e B, V, m. 17, fasc. 3: nel 1822 entrambi i comuni presentano istanza per essere esonerati dalle spese per il soggiorno di 40 militari inviati a sedare una rissa in regione Oggeri tra un abitante del luogo – Lorenzo Accornero, detto Gilardino – e i carabinieri durante una festa di paese. Oggeri era di pertinenza di Viarigi, ma il fatto era accaduto in «San Carlo, sulla parte dei cassinali che dipende da Montemagno», e non è chiaro chi debba provvedere. Il 25 luglio, l’intendente di Casale della Torre, fa sapere che dovrà pagare Viarigi, essendo Accornero (condannato a 6 mesi di carcere) un suo abitante e Oggeri una sua frazione. L’assetto abitativo di età moderna si andava dunque consolidando, inframezzando il paesaggio agrario di Viarigi con le sue piccole e numerose frazioni insediative.
Le vie di comunicazione con i centri maggiori immediatamente vicini – Moncalvo, Asti, Casale e Alessandria – restavano di vitale importanza. A metà Ottocento Viarigi «ha una sola strada comunale, che tende a Montemagno e indi ad Asti, ad Altavilla, a Casale, a Fubine accennando ad Alessandria» [CASALIS, p. 84], ma – come ebbe a dire l’intendente di Casale della Torre - «l’oggetto più importante per questa Provincia si è quello delle strade comunali», sempre da migliorare [ASTO, Corte, Paesi, Paesi per A e B, V, m. 17, fasc. 5, dispaccio del 22 luglio 1827]. Su quella strada, dunque, Viarigi chiese e ottenne di poter costruire un ponte sul Grana che facilitasse spostamenti e trasporti [ivi] e nel 1840 investì parte del bilancio comunale (£ 10.000 circa) per costruire un nuovo troncone «tendente da quell’abitato alla strada consortile di Rottaldo e Grana» (la spesa prevista era di £ 13.145) [ivi, fasc. 8, Questioni relative alla costruzione d’un tronco di strada…].
Dati demografici
Nel 1839 Viarigi contava 1779 abitanti, suddivisi in 409 nuclei familiari [Informazioni statistiche, 1839, p. 29]. Nel 1854 erano 1950 [CASALIS, p. 85]. Nel 1881 gli abitanti censiti furono 2956, 1929 dei quali residenti in paese, e i restanti sparsi nelle numerose frazioni: Pergatti (123 ab.); San Carlo (93); Oggeri-Pelosi (232); Accorneri (201); Bertoglia (71); Marchetti (55); Arrobbio (55) [Censimento, 1883, p. 11]. Nel 1901 la popolazione, grazie al trend demografico positivo che interessò l’intera zona nel corso della seconda metà dell’Ottocento, era salita a 3226 unità, per lo più concentrate in paese (registrati solo 221 ab. in case sparse) [Censimento, 1902, p. 11]. Dieci anni più tardi fu registrato un calo: 3027 unità, 2095 dei quali agglomerati e 122 in case sparse, su un territorio di kmq 13, 87 [Censimento, 1911; non segnalate le frazioni]. Pressoché invariata la situazione del 1921: 3028 ab. legalmente residenti (effettivi 2856), sempre suddivisi tra il centro abitato principale (1854) e le frazioni Pergatti (191), San Carlo (116), Accorneri (283), Oggeri (191), Bertoglia (75) e Marchetti (146) [Censimento, 1927]. Nel '31 furono censite 2525 unità legalmente residenti (2492 effettive) in paese (1814) e nelle sole frazioni Pergatti (385) e Accorneri (678) [Censimento, 1933]. Le altre frazioni furono segnalate accorpate alle principali nel censimento di cinque anni successivo: oltre a Viarigi, abitato da 1550 persone, 467 erano gli ab. di Accorneri-Pergatti, 244 di San Carlo-Oggeri-Pelosi e 193 di Arrobbio-Marchetti, per un tot. di 2454 unità [Censimento, 1937]. Scesa a 2031 unità nel 1951 per via della guerra e della massiccia emigrazione verso l'estero o verso i centri urbani principali della Regione, la popolazione di Viarigi continuava a essere sparsa in buona misura nelle frazioni, alcune delle quali di recente acquisizione: Accorneri, ora divisa in Accorneri Inferiore e A. Superiore (rispettivamente 173 e 97 ab.); Bertoglia-Calcini, in condivisione con il Comune di Refrancore (41 ab.); San Carlo, ora condiviso con il Comune di Montemagno (86 ab.); Arrobbio (54); Marchetti (71); Oggeri-Pelosi (152); Pergatti (70); Pergatti Valle (53). 141 ab. risiedevano in case sparse e 1113 nel concentrico di Viarigi [Censimento, 1955].