Scarnafigi

AutoriFiore, Alessio
Anno Compilazione2008
Provincia
Cuneo.
Area storica
Saluzzese.
Abitanti
1964 (ISTAT 2001).
Estensione
3043 ha (ISTAT 2001).
Confini
Da nord a sud, procedendo in senso orario, Torre San Giorgio e Villanova Solaro a nord, Ruffia e Monasterolo di Savigliano a nord-est, Savigliano a est, Lagnasco e Saluzzo a sud e sud-ovest.
Frazioni
Grangia e Torraca.
Toponimo storico
Scarnafixius. La prima menzione di un locus Scarnaficus risale al 989. Nel 1017 è attestato un fundo scarnafisio; la stabilizzazione della grafia risale già al XII secolo, come mostra l'espressione plebs Scarnafixi del 1197. All'inizio del '700 è corrente la forma Scarnafiggi. Solo con la fine del secolo si assiste alla fissazione dell'attuale forma Scarnafigi.
Diocesi
Torino fino al 1805; da quell’anno aggregata alla diocesi di Saluzzo (Dao 1963).
Pieve
Pieve di S. Maria di Quadraciana, situata nell'attuale territorio comunale, attestata nel 989 (Casiraghi 1979, pp. 126-27, 132-33). Verso la metà dell’XI secolo i diritti di decimazione (legati alla pieve) sono attribuiti al monastero femminile di S. Pietro di Torino, che nonostante una fase di difficoltà intorno al 1100 (legata ai conflitti seguiti al crollo della marca di Torino) ne mantiene il controllo (Documenti di Scarnafigi, n. 5); dallo stesso ente risulta dipendere nei secoli successivi, fino all’età moderna, la locale pieve (Documenti di Scarnafigi, n. 11; Casiraghi 1992).
Altre Presenze Ecclesiastiche
Chiesa parrocchiale di Maria Vergine Assunta, attestata come cappella già nel 989, e dipendente da quello stesso anno, come la pieve, dal monastero benedettino femminile di S. Pietro di Torino (Le carte di Scarnafigi, n 1); cappella rurale della Santissima Trinità, secolarizzata nel 1798; Chiesa della Confraternita della Santa Croce, risalente al 1700-01, edificata sulle rovine di una preesistente fondazione. A partire dalla seconda metà del XII e ancora di più nel XIII secolo, risulta massiccia la presenza fondiaria dell'abbazia cistercense di Staffarda, in prevalenza concentrata intorno a due grange (Grangia e Fornaca, tuttora esistenti), in seguito a una prima donazione di Guglielmo, marchese di Busca, nel 1156 (Cartario di Staffarda, n. 15). Nel XIII secolo risulta patrimonialmente attivo nell'area anche il monastero di Rifreddo (Cartario dell'abbazia di Rifreddo). Tra XI e XII secolo i locali diritti di decimazione risultano nelle mani del monastero femminile di S. Pietro di Torino, cui vengono contestati da alcuni esponenti aristocratici della clientela di Bonifacio del Vasto (Documenti di Scarnafigi, n. 5). Nei secoli successivi il monastero di S. Pietro rimane una rilevante presenza locale, e da esso dipende la locale pieve (Documenti di Scarnafigi, n. 11).
Assetto Insediativo
Per quanto riguarda il nucleo insediativo principale, questo è, fin verso la metà del XII secolo definito come villa. Si tratta quindi di un insediamento accentrato, ma aperto, privo cioè di strutture difensive di rilievo. La prima menzione di un castellum risale al 1184 (Cartario di Staffarda, n. 74). Se in questa fase il nucleo principale sembra polarizzare in modo quasi assoluto il popolamento locale, le cose iniziano a cambiare con l’insediamento cistercense nell’area, che valorizza territori lontani dal tradizionale nucleo di popolamento. Già nel XIII secolo le due grange cistercensi (Grangia e Fornaca) sembrano costituire due poli di rilievo per il popolamento rurale, anche se molto distanti per rilievo demografico dal nucleo principale. Nel 1702 sono citate, a fianco del nucleo principale, diviso a sua volta in 12 contrade, 22 cascine. Di queste solo due hanno una popolazione superiore, di poco, alle 50 unità, e cioè le due vecchie grange cistercensi di Staffarda, Fornaca e Grangia. (Ponso 1992, pp. 243-44). Complessivamente nel 1702 un migliaio sono i residenti nelle cascine, mentre oltre 1400 quelli nel nucleo principale. Già nella seconda metà del XVI secolo le cascine dovevano essere rilevanti sotto il profilo demografico, e la prima attestazione di cassinae cum ayralibus non monastiche e site al di fuori del burgus risale già al 1519 (ACScarnafigi, fald. 12, fasc. 101). Il consiglio ristretto della comunità era infatti affiancato da due sindaci, uno in rappresentanza del paese e uno delle cascine (Dao, Storia, II, p. 40). Il rilievo demografico delle cascine si è attenuato molto nel corso dell’ultimo cinquantennio e oggi oltre l’80% della popolazione risiede nel concentrico.
I primi dati demografici risalgono all'estimo del 1416 quando sono presenti a Scarnafigi almeno 80 nuclei familiari (Comba 1992). Nel 1696 la popolazione raggiunge le 1763 unità; nel periodo successivo la tendenza è di una sostanziale crescita, con un picco di 3276 abitanti, raggiunto nel 1852. Nella fase posteriore inizia un lento processo di spopolamento (nel 1981 i residenti sono 1779), seguito negli ultimi due decenni da una lieve ripresa (Ponso 1992).
Luoghi Scomparsi
La villa Quadraciana, sede dell'omonima pieve, risulta scomparsa pochi decenni dopo la menzione del 989.
Comunità, origine, funzionamento
Nel 1237 gli homines de Scarnafixio ratificano una vendita fondiaria effettuata dai marchesi di Busca a Staffarda; nello stesso documento si menziona l’esistenza del comunis de Scarnafixio (Documenti di Scarnafigi, 12). La comunità, nei primi decenni del XIII secolo ha già una sua maturità anche sul piano istituzionale, anche se le tappe precedenti ci sfuggono completamente. Solo pochi anni dopo, in un documento del 1242 relativo ai rapporti con Staffarda, è inoltre attestata l’esistenza di un conscilium communis il cui luogo di riunione è la chiesa di S. Maria (Cartario di Staffarda, n. 293). Alla fine del XIII secolo, e più precisamente al 1294 risale la prima domus communis (Coccoluto 1992, pp. 88-89). Sempre nel 1294 la comunità di Scarnafigi, ormai istituzionalmente definita come comune, risulta responsabile della ripartizione tra i suoi membri del pagamento del fodro e delle taglie dovute al marchese di Saluzzo (AST, Provincia di Saluzzo, 26, Mazzo 12, Scarnafigi, n. 1). Nel XVI secolo la comunità, sotto il profilo istituzionale è rappresentata dal consiglio dei capi di casa (intorno ai 100 elementi), a cui si affianca il più ristretto consiglio dei credendari (tra i 9 e i 12 elementi). A fianco dei credendari sono presenti due sindaci, uno in rappresentanza del paese e uno delle cascine (Dao 1988, p. 40). I credendarii sono fin da una fase precoce espressione della fascia economicamente più prospera della popolazione locale. Già verso il 1450 si assiste infatti ad una significativa lite tra i consiliarii (o decuriones) e i populares circa il riparto delle spese relative alla costruzione della nuova cinta muraria I membri del consiglio spingono per un quota fissa pro capite, salvaguardando quindi gli interessi dei più ricchi proprietari fondiari del luogo, mentre i populares spingono per una ripartizione sulla base dell’estimo (per registrum). La lite, risolta attraverso un arbitrato vede peraltro una sostanziale vittoria dei populares (ACScarnafigi, cart. 2, fasc. 14-15). Alla fine del ‘600 il numero dei membri del consiglio è limitato a 4 elementi che in taluni anni salgono a 5 o 6 (ACScarnafigi, fald. 64, fasc. 127). In questa fase il numero delle famiglie che dispongono di rappresentanza nel consiglio diviene limitatissimo, fino alla vittoriosa azione intrapresa dai signori nel 1695, che riescono a rompere il monopolio del piccolo gruppo dirigente locale aprendo la partecipazione al consiglio a un numero più ampio di gruppi familiari (tra cui ovviamente, trovano spazio i loro sostenitori locali).
Statuti
Una prima versione (deperdita) degli statuti risulta ratificata dai signori, i Ponte, nel 1395 (Dao 1980, p. 101). Una nuova versione, oggi conservata presso l’archivio comunale, è approvata dai signori nel 1466, e integrata fino al 1522 (testo edito in Dao 1980, pp. 151-227).
Catasti
Un primo estimo risale al 1416 (Comba 1992); è conservato nell'archivio storico comunale di Scarnafigi, cart 14, fasc. 104. Altri catasti risalgono al 1574, al 1603 e al 1666 (ACScarnafigi, Catasto, fasc. 3-31). Per quanto riguarda fonti di carattere più dinamico si segnala un Libro de’ trasporti del ‘700 (fasc. 20-23).
Ordinati
Il primo e precoce registro della serie dei Propositari del consiglio copre il periodo tra il 1476 e il 1482. Segue una lunga lacuna fino al periodo 1541-1564, coperto dal secondo volume. Di qui la serie si dipana senza sostanziali lacune fino all’età contemporanea (ACScarnafigi, Propositari).
Dipendenze nel Medioevo
Nell'XI secolo il territorio è inquadrato nella marca di Torino. Dopo le guerre seguite alla morte di Adelaide nel 1091 si afferma localmente il marchese Bonifacio del Vasto, e poi a un ramo dei suoi discendenti, i marchesi di Busca (Documenti di Scarnafigi, 5). Nel 1217, Guglielmo di Busca ne cede l'alta signoria al conte Tommaso di Savoia. La supremazia sabauda è però di breve durata; già nel 1223 i conti di Savoia cedono ai marchesi di Saluzzo i loro diritti di signori feudali dei marchesi di Busca per quanto riguarda Scarnafigi (AST, Marchesato di Saluzzo, 4 Categoria, mazzo 1, n. 6). La signoria è esercitata dai Busca fino al 1281, quando la località passa sotto il diretto controllo dei marchesi di Saluzzo, che nel 1305 concedono in feudo Scarnafigi agli Enganna, domini di Barge. Nel periodo successivo l'alta sovranità sul luogo è più volte rivendicata dai Savoia prima e da Savoia-Acaia poi, che nel 1359 riescono ad ottenere finalmente Scarnafigi (Dao 1980, pp. 69-94).
Feudo
Alla metà del XIV secolo risultano feudatari accanto agli Enganna anche i Provana, seppur con una quota minore. Nel 1398 i Ponte ricevono da Amedeo di Savoia-Acaia l’investitura feudale per Scarnafigi, acquistata dagli Enganna di Barge (Muletti 1847, IV, pp. 13-59). Nel 1460 la famiglia Ponte, vantava notevoli interessi fondiari in loco (AST, Paesi per A e B, Mazzo 23, n. 2) Nel 1460 il marchese Ludovico di Saluzzo riceve solenne investitura feudale dall’imperatore Federico, dei suoi possedimenti, tra cui è menzionata Scarnafigi (AST, Marchesato di Saluzzo, 4 Categoria, mazzo 9, n. 1, fol. 459), ma nel 1440 e poi nel 1559 giurano fedeltà feudale ai Savoia (AST, Provincia di Saluzzo, 26, Mazzo 12, Scarnafigi, n. 4, 5); tuttavia, come risulta da documento del 1561, l’alta sovranità feudale è ancora occasionalmente rivendicata dal marchesato di Saluzzo che riesce in taluni casi a farsi giurare fedeltà per vim (ovviamente in ottica sabauda) dai Ponte (AST, Provincia di Saluzzo, 26, Mazzo 12, Scarnafigi, n. 7). Un giuramento feudale dei Ponte ai Saluzzo per Scarnafigi è di fatto attestato nel 1536 (AST, Marchesato di Saluzzo, 4 Categoria, mazzo 9, n. J, fol. 351). Nonostante le discontinuità ai vertici del potere il dominio dei Ponte sul centro sembra riprodursi senza troppe difficoltà, segnalando un forte radicamento locale.
Mutamenti di distrettuazione
Nel 1619 con la riorganizzazione del sistema provinciale, è inquadrata nella provincia di Saluzzo. Pochissimi anni dopo, nel 1622, in seguito ad una nuova ripartizione delle circoscrizioni provinciali, passa alla provincia di Savigliano, ma già nel 1653 viene stabilmente riaccorpata a quella di Saluzzo. In epoca napoleonica Scarnafigi fa parte del Dipartimento della Stura, i cui confini corrispondono grossomodo con quelli dell’attuale provincia di Cuneo. La Restaurazione vede il ripristino del tradizionale ordinamento provinciale, con la ricostituzione della vecchia provincia di Saluzzo a cui Scarnafigi è assegnata. Nel 1859 Scarnafigi entra a far parte della nuova provincia di Cuneo, alla quale appartiene ancora oggi (Sturani 2001).
Mutamenti Territoriali
Nel 1805, in seguito ad una rettifica del confine con Monasterolo il territorio comunale guadagna ben 130 giornate sulla riva sinistra del Varaita (Cera 2002).
Comunanze
Nel 1339 mura e fossati che cingono il centro abitato sono di proprietà non dei signori, ma della comunità (Dao 1980, p. 85). Così l'ala del Pellegrino, edificata nel 1590, addossata ad un lato delle mura e sede di mercato, appartiene alla comunità (ACS, Propositari, 1590, f. 140). Riferimenti a pascoli e beni comuni sono in un estimo del 1416 (Comba 1992). Un ventennio dopo una consistente superficie boschiva risulta nelle mani dei signori, i Ponte. Negli anni '70 del XVI secolo la comunità è proprietaria di 210 giornate di pascoli, dei quali 70 sono affittate ai signori e 140 a privati (70 di queste con pagamento in grano e 70 con pagamento in denaro) (ACScarnafigi, Propositari, 1572, f. 18 e 1575, ff. 35-40). Negli stessi anni risultano di proprietà comunale anche gli orti presenti all'esterno delle mura, affittati a incanto nel 1563 e poi ancora nel 1590 (ACScarnafigi, Propositari, 1563, f. 63, e 1590, f. 119). Nel 1717 la comunità rivendica alcuni terreni appartenenti a due particolari (un Lagnaschese e uno Scarnafigese) gravati da un'ipoteca di lire 1400. (AST, Sezioni riunite, I Archiviazione, Provincia di Saluzzo, Mazzo 1, n.2) Alcuni terreni comunali, la maggior parte dei quali usurpati da privati, sono venduti per alcune decine di lire negli anni ’20 del XIX secolo (AST, Paesi per A e B, Mazzo 34, nn. 9, 10, 11, 20).
La comunità era inoltre titolare del lucruoso diritto di fidanza, cioè del diritto ad esigere un censo da coloro che introducevano il loro bestiame nel territorio comunale. Si tratta di un diritto molto antico, attestato almeno dal ‘400. Nel 1575 il diritto fu confermato al comune da una sentenza arbitrale, dopo un tentativo dei feudatari di impadronirsene (ACScarnafigi, fald. 10).
Nel 1740 circa, quando ormai gran parte dei beni comuni erano stati alienati, la comunità disponeva, oltre al diritto di fidanza di 4 case, due nel borgo e due annesse a cappelle rurali, 70 tavole di campo affittate, 73 tavole di bosco piantato, 130 giornate di gerbido e pascolo (ACScarnafigi, cart. 14, fasc. 106).
Liti Territoriali
Nel 1423 un contenzioso di confine con Lagnasco è chiuso con un accordo e la fissazione dei termini (ACScarnafigi, cart. 17, fasc. 26). A partire da metà XV secolo si apre un cinquantennio ricco di liti per i confini con le comunità vicine. Nel 1447 una sentenza arbitrale mette fine a una disputa confinaria tra la città di Saluzzo e la comunità di Scarnafigi, con l’apposizione di segni di confine (AST, Marchesato di Saluzzo, 4 Categoria, mazzo 9, n. 23). La lite con Monasterolo vede al fissazione nel 1468 dell'alveo del Varaita come confine, ma ancora nel 1501 è necessario porre nuovi termini nell'alveo per fissare il confine (ACScarnafigi, cart. 17, fasc. 26). Un'altra lite è con Ruffia, per i confini (che insistono su un'area di incolto) e i relativi diritti di pascolo. Una prima sentenza è del 1450, ma non chiude la lite che risulta ancora in essere nel 1486 (Dao 1980, p. 97). Nel 1576 la comunità risulta nuovamente in lite per l’area gerbido tradizionalmente adibita a pascolo, che i Ruffiesi vogliono mettere a coltura; è probabile che si fosse addivenuti ad uno sfruttamento comune del pascolo da parte delle due comunità e che il mutamento d’uso progettato dai Ruffiesi riaperto il conflitto (ACScarnafigi, Propositari, vol. 2, f. 77). Nel 1717, da un'inchiesta promossa dall'intendenza di Saluzzo, non risultano essere in corso liti territoriali (AST, Sezioni riunite, I Archiviazione, Provincia di Saluzzo, Mazzo 1, n.2).
Fonti
Cartario dell’Abazia di Staffarda, 2 voll., a cura di F. Gabotto, G. Roberti, D. Chiattone, Pinerolo 1901-1902.
Cartario di Rifreddo, a cura di S. Pivano, Pinerolo 1902.
Documenti di Scarnafigi, a cura di G. Colombo, in Appendice a Cartario di Staffarda, II, pp. 233-256.
Il regesto dei Marchesi di Saluzzo
, a cura di A. Tallone, Pinerolo, 1906.
Appendice di documenti inediti, a Il regesto dei Marchesi di Saluzzo, a cura di A. Tallone, Pinerolo, 1906.
AST, Sezioni riunite, I Archiviazione, Provincia di Saluzzo, Mazzo 1, n.2 (1717).
AST, Sezioni riunite, Consegnamenti, reg. 331, ff. 43-50, Consegnamento de beni della comunità di Scarnafiggi (1716).
ACScarnafigi, cart. 17, fasc. 26, Lite territoriale tra le comunità di Scarnafigi e Lagnasco (1423).
ACScarnafigi, cart. 10, Ragioni di Fidanza (1400-1700).
ACScarnafigi, cart. 14, fasc. 104, Registrum (1416).
ACScarnafigi, cart. 14, fasc. 106, Consegnamento de’ beni ecclesiastici di Scarnafiggi (1765).
ACScarnafigi, cart. 14, fasc. 106, Brogliasso entro cui vi sono notizie de’ beni feudali, ecclesiastici ed altri immuni (1740 circa).
ACScarnafigi, cart. 12, fasc. 101, Transazione tra la comunità di Scarnafigi e il sig. Gio Ludovico da Ponte (1519).
ACScarnafigi, cart. 64, fasc. 127, Lite contro i signori del luogo che pretendeano far rimuovere alcuni particolari dal consiglio (1695).
Bibliografia
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D. Muletti, Memorie storico-diplomatiche appartenenti alla città e ai marchesi di Saluzzo, Saluzzo, 1847.
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G. Ponso, Andamento demografico, toponomastica e cognonomastica in Scarnafigi dal 1603 ai giorni d’oggi, in Scarnafigi nella storia, pp. 227-244.
L. Provero, Staffarda, i marchesi e l’aristocrazia locale (secoli XII-XIII), in L’abbazia di Staffarda, pp. 83-100.
Scarnafigi nella storia, a cura di A.A. Mola, Cuneo 1992.
M.L. Sturani, Innovazioni e resistenze nella trasformazione della maglia amministrativa piemontese durante il periodo francese (1798-1814): la creazione dei dipartimenti ed il livello comunale, in Id. (a cura di), Dinamiche storiche e problemi attuali della maglia istituzionale in Italia. Saggi di Geografia amministrativa. Atti del Seminario (Torino, 18 settembre 1998), Alessandria 2001, pp. 89-118.
Descrizione Comune
Scarnafigi
     La prima attestazione di un locus Scarnaficus risale al 989. In questa fase nell’attuale territorio comunale esiste un altro insediamento, probabilmente più antico, la villa Quadraciana. Tale nucleo di popolamento scompare nei decenni successivi a tutto vantaggio di Scarnafigi, la cui chiesa acquisisce dignità pievana, rafforzandone la vocazione al coordinamento del territorio circostante. L’area risulta del resto inquadrata nell’ambito della marca di Torino e sembra sotto il diretto controllo dei marchesi. Con il crollo della marca, dopo il 1091, l’area di Scarnafigi passa sotto il controllo del marchese Bonifacio del Vasto, e dopo la sua morte, ad uno dei lignaggi che da lui discendono,quello dei marchesi di Busca.
     In questa fase Scarnafigi viene definito come villa. Si tratta quindi di un insediamento accentrato, ma aperto, privo cioè di strutture difensive di rilievo. La prima menzione di un castellum risale al 1184, e conferma lo sviluppo del nucleo insediativo, ora arricchito di fortificazioni e la sua vocazione al coordinamento politico e militare del territorio rurale circostante.
     Sotto il profilo economico importantissima risulta la presenza cistercense. I monaci insediatisi nell’area nella prima metà del XII secolo in seguito a donazioni e permute fondiarie che vedono coinvolti i vertici dell’aristocrazia dell’area, compresi i Saluzzo; sono però i Busca a permettere il loro impianto patrimoniale nell’area di Scarnafigi. I monaci di Staffarda organizzano rapidamente la loro presenza fondiaria nell’area intorno a due poli, situati a nord e a sud del concentrico di Scarnafigi, verso i margini dell’attuale territorio comunale. Si tratta originariamente di due grange, chiamate rispettivamente Fornaca e, fantasiosamente, Grangia. Attraverso una oculata politica di acquisizioni fondiarie, che si sviluppa attraverso donazioni, acquisti onerosi e permute, i monaci riescono a prendere il controllo di una quota rilevante dell’attuale territorio comunale. I cistercensi, come altrove, si trovano inoltre in prima fila nel processo di bonifica e di messa a coltura del territorio. Se i beni donati sono in gran parte incolti (boschi e prati) l’area acquisita viene progressivamente messa a coltura. Ma la presenza cistercense è importante anche sotto il profilo dell’insediamento. Le grange cistercensi rappresentano nell’area il prototipo per le future cascine, che solo a partire dal XV secolo iniziano a svilupparsi anche nella zona. Nel periodo precedente, come attestato dal precoce Registrum del 1416, i contadini risiedono infatti generalmente nel concentrico, mentre in mezzo ai campi si trovano dei semplici airali non usati all’epoca a scopo abitativo. Già nel Registrum è però segnalata un’eccezione rappresentata da un airale al di fuori del concentrico con associata una domus, che sembrerebbe indicare una transizione verso il modello della cascina, probabilmente proprio grazie allo stimolo rappresentato dalle grange, simultaneamente centri di sfruttamento agricolo e luoghi di residenza di contadini e conversi. È quindi a partire dai primi decenni del XV secolo che prende forma il modello insediativo che vede contrapporsi un concentrico alle cascine. Nel XVI secolo la contrapposizione tra le due aree di insediamento è ormai consolidata e trova un suo riconoscimento nella struttura istituzionale del comune. Affiancano infatti i consiglieri della comunità due sindaci, rappresentati rispettivamente del concentrico e delle cassine. Verso l’inizio del XVIII secolo su circa 2500 abitanti un migliaio vive nelle cascine mentre 1500 sono i residenti nel concentrico. La rilevanza demografica delle cascine caratterizza rimane sostanzialmente stabile fino verso gli anni’50, quando il processo di contrazione demografica porta ad un parziale spopolamento delle campagne intorno a Scarnafigi, mentre il concentrico si difende meglio.
     La tradizionale vocazione agricola e zootecnica del territorio non riesce ad assumere forme più razionali, né, contrariamente a molti centri rurali vicini, non si assiste ad un significativo sviluppo di moderne attività artigianali o industriali, né ad un processo di razionalizzazione dell’attività agricola. Una ragione di questo ritardo anche rispetto a centri meno consistenti demograficamente della pianura saluzzese è stata individuata nella lontananza dai tracciati ferroviari. Nonostante il peso demografico doppio rispetto agli altri comuni rurali dell’area Scarnafigi risulta infatti incapace di attivare quei processi di sviluppo osservabili invece in comunità situate lungo l’asse ferroviario, come Moretta o Torre S. Giorgio (Mola, I rischi, pp. 278-280). Se la stabilità delle forme di gestione del territorio contribuisce in una prima fase a frenare il fenomeno migratorio, a differenza di quanto avviene in altri centri dell’area, l’incapacità di procedere verso nuovi assetti produttivi manifesta tutta la sua negatività a partire dal 1880 circa, con una brusca accelerazione a partire dal 1920. La popolazione passa infatti da un picco di 3332 abitanti nel 1861 a un minimo di 1779 nel 1987 (passando per i 2866 del 1921).
     Una prova di lungo periodo della vitalità della comunità e della sua capacità di ancorarsi ad uno specifico territorio è data dal rapporto con la considerevolissima presenza locale cistercense (e poi dell’ordine Mauriziano). Nonostante Staffarda cerchi di riqualificare in senso compiutamente territoriale la sua presenza fondiaria, costruendo, sulla base dei suoi diritti di immunità un territorio autonomo imperniato sui suoi possessi, la comunità di Scarnafigi riesce vittoriosamente a impedire la scissione dell’area sotto il controllo di Staffarda. Anche nei periodi in cui la capacità di intervento della comunità su quei settori del territorio risulta minima, se non addirittura nulla, la comunità di Scarnafigi riesce infatti a mantenere viva la memoria dell’unità amministrativa del territorio.