Motta dei Conti

AutoriRao, Riccardo
Anno Compilazione2008
Provincia
Vercelli.
Area storica
Contado di Vercelli.  Vedi mappa 1. Vedi mappa 2.
Abitanti
851 (ISTAT, 2001); 861 (ISTAT, 2009); 823 (Comune, 31/01/2010).
Estensione
1182 ha (ISTAT).
Confini
Caresana (Vc), Langosco (Pv), Candia Lomellina (Pv), Villanova Monferrato (Al), Casale Monferrato (Al).
Frazioni
Le Mantie. Vedi mappa.
Toponimo storico
Molta Comitum, Molta Grossa, Mota Comitum, Mota. Nel corso del Novecento si assiste a una certa fluidità tra la forma Motta dei Conti e quella Motta de’ Conti, egualmente diffuse.
Diocesi
Vercelli.
Pieve
La parrocchia di Motta fu istituita nel 1390, a seguito dello spopolamento della vicina Villanova Monferrato, dalla cui parrocchiale (Sant’Emiliano) la popolazione del villaggio dipendeva per la cura d’anime (Orsenigo, Vercelli Sacra, pp. 375-377). Nel 1440, la parrocchiale di Motta, intitolata ai santi Maria, Caterina e Antonio, era soggetta all’arcidiacono della chiesa di Sant’Eusebio di Vercelli (ARMO, doc. 109, p. 226). I conti Langosco della Motta esercitavano il patronato sulla parrocchiale, intervenendo nella nomina dei parroci (ADVc, Motta dei Conti, Atti d’immissione in possesso della parrocchiale e di case enfiteutiche).
Altre Presenze Ecclesiastiche
Le visite pastorali menzionano, sin dalla metà del XVI secolo, l’oratorio dei disciplinati di San Giovanni, oggi sede di una confraternita, gli oratori di San Sebastiano, di San Rocco e di San Bernardino e la chiesa di Santa Maria fuori dall’abitato (cfr. in particolare le visite del 1553 e del 1597: ASVc, Visite pastorali). Un’ulteriore cappella campestre sotto il titolo di San Rocco è documentata nel frazione (cantono #fonte#) delle Mantie. Dal Settecento compaiono anche gli oratori di Santa Caterina, Santa Marta e San Vittore all’interno dell’abitato e nelle campagne le cappelle della Tauleia e della Vergine della Neve, non distante dalle Mantie (ASVc, Visite pastorali). Era, inoltre, probabilmente ubicata nel territorio di Motta la chiesa di San Giovanni di Gazzo, documentata sino alla prima metà del XV secolo e dipendente dal capitolo di Sant’Eusebio di Vercelli (al riguardo si veda s.v. luoghi scomparsi).
Assetto Insediativo
Lo sviluppo di Motta dei Conti è in stretta connessione con la nascita e l’abbandono della villanova di Gazzo. La prima notizia certa dell’esistenza di un insediamento a Motta è contenuta all’interno di una raccolta di deposizioni testimoniali del 1230, tramandata in originale, relativa alle contese per la foresta di Gazzo fra i canonici di Sant’Eusebio e i conti di Langosco: un teste ricordò che gli armenti del Langosco provenivano dagli abitati (ville) dei dintorni, tra cui la Molta Comitum (ABC Vercelli, Rotuli pergamenacei sciolti, iniziante “istit sunt testes ex parte comitis”, Gazium, II, n. 19).
     Motta dei Conti, nella sua più antica attestazione, avrebbe dunque preso il nome da una molta, mentre la designazione Mota, evocativa della fortificazione, si sarebbe affermata soltanto dalla fine del Duecento. Si potrebbe forse fare risalire la più antica testimonianza del toponimo al 1166, quando, al termine di una lite, i della Torre di Sartirana si accordarono con il capitolo di Sant’Eusebio, dividendo a metà l’area chiamata Molta, sita fra il Lamporo, la Sesia Morta e la Sesia Viva (“inter Anporum et Sicidam Mortuam et Sicidam Vivam”), che tenevano in feudo dai Langosco (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli, vol. I, doc. 198, p. 238): il bene era ubicato, come risulta da una scrittura del 1180, nel territorio di Caresana (Le carte dello archivio capitolare di Vercelli, vol. II, doc. 396, p. 101) (Vedi mappa). Vista la grande diffusione di terreni fluviali nei pressi della Sesia non si può asserire con certezza l’identificazione con Motta dei Conti: una località denominata Molta, distinta dalla Motta, per esempio, è attestata nel XV secolo tra la villanova di Gazzo e la Sesia. (Vedi mappa.) Il collegamento fra la Molta e i Langosco, così come la sua posizione, fra Lamporo, Sesia e Sesia Morta, lascia tuttavia aperta la possibilità che si trattasse del terreno, non ancora abitato, dove nei decenni successivi sorse Motta dei Conti.
     È probabile che Motta dei Conti fosse stata promossa dai conti di Langosco, all’inizio del secondo quarto del Duecento in accesa competizione con i canonici di Sant’Eusebio per lo sfruttamento delle risorse boschive di Gazzo. Pare verosimile che, al momento della sua prima attestazione, nel 1230, il villaggio esistesse da poco. Ancora negli accordi del 1228 fra il comune di Caresana e il capitolo non solo non si fece alcun cenno a Motta, ma si usò come confine in tale direzione il posse di Villanova.
      Motta fu fondata non distante dal borgo nuovo del capitolo, sulla sponda occidentale del Poetto, appena al di fuori del Gazzo propriamente detto: il primo nucleo dell’abitato, che potrebbe essere posizionato nei pressi del castello, era forse ubicato soltanto su una riva del torrente e non su entrambe come adesso. L’espansione sull’altra sponda pare infatti da ricondurre all’età moderna.
     Per quanto riguarda le forme insediative comprese nel territorio comunale, l’abitato più consistente è costituito dalla frazione Mantie, ubicata oltre la Sesia. Il toponimo è attestato sin dalla fine del XII secolo (Panero, Comuni e borghi franchi, p. 262), ma fino al Cinquecento pare indicare soltanto un località prediale. Dalla metà di tale secolo è attestato come un cantono di Motta, che verso la fine del secolo, nel 1597, contava 36 fuochi (Archivio della curia arcivescovile di Vercelli, Relazioni di visite pastorali, 1597, ottobre 21).
     Il reticolo di cascine che circonda l’abitato pare essersi sviluppato a partire dalla fine del Quattrocento, quando compaiono nella documentazione il mulino di Balocco e la cascina Fondo del Lago (AST, Paesi, Ducato del Monferrato, Feudi per A e B, Seconda d’addizione, mazzo 49, doc. in data 1464 luglio 9; ABC Vercelli, Motta dei Conti, Investiture 1496-1840, doc. in data 1495, marzo 6).
Luoghi Scomparsi
Nel 1228, i canonici stabilirono con il comune di Caresana una minuta spartizione territoriale, che definiva le superfici forestali di spettanza dei due contendenti (ABC Vercelli, Statuti e patti, cartella 90, doc. in data 1228, aprile 22). Con la delimitazione, i religiosi intendevano ritagliarsi uno spazio di esclusiva competenza giurisdizionale, che garantisse loro il controllo della foresta. Il territorio assegnato alla chiesa, all’interno del quale si era già iniziato a erigere un nuovo insediamento (“in villanova Gazii facta vel facienda”), si estendeva dall’Abbeveratore verso il Gazzo e le Mantie. Alcune scritture prodotte all’inizio degli anni Trenta dello stesso secolo introducono ulteriori precisazioni sui confini. Nei pressi dell’Abbeveratore, le proprietà canonicali cominciavano dalla fontana Sente o Senice - probabilmente un fontanile situato nell’attuale territorio di Motta dei Conti - e dalla vicina Carpaneta, il cui nome (Carpeneia) indicava ancora in età moderna una contrada di Motta dei Conti, ai confini con Caresana, nei pressi della cascina di Salomone. A est la delimitazione correva lungo i territori di Bagnolo e del comune di Cozzo. A sud-ovest e a sud-est le proprietà dei canonici, costeggiando il Poetto, terminavano rispettivamente in corrispondenza del posse di Villanova, con tutta probabilità non ancora intaccato dallo sviluppo di Motta dei Conti, e dove iniziavano i beni dei signori di Candia, nei pressi del Sesiello (un ramo della Sesia) e di Villata.
     Malgrado le condizioni favorevoli offerte dai canonici ai nuovi abitanti nel 1229, l’insediamento ebbe vita breve. Nel 1256 i canonici investirono la famiglia de Dionisiis della custodia del castello di Gazzo. La scrittura prevedeva la concessione di 60 moggi “ad bene laborandum et colendum” nel territorio del piccolo villaggio, che si presentava ancora a tratti incolto (ABC Vercelli, Atti privati, cartella 9, doc. in data 1256, novembre 1). Il documento non fa riferimento alla popolazione dell’abitato, definito nell’occasione villarium: è possibile che esso fosse già in fase di abbandono o, per lo meno, di declino. Pur in assenza di esplicite attestazioni documentarie, l’atto sembra confermare le difficoltà della villanova ad attirare immigrati dalle località circostanti e il suo progressivo ripiego demografico in termini di grossa azienda agraria fortificata popolata da un limitato numero di rustici dei canonici.
     È possibile datare con sicurezza l’abbandono della villanova attorno al 1330. Il 28 maggio di quell’anno la credenza di Gazzo si riunì nella vicina Villata dei Confalonieri: il villaggio era infatti spopolato, secondo il documento, per le cattive condizioni e la guerra (“quoniam locus Gazii desertus est et inhabitatus propter malas condiciones et guerras”). La comunità si era trasferita a Villata (ABC Vercelli, Atti privati, cartella 33, doc. in data 1330, maggio 28, copia in AST, Materie ecclesiastiche, Arcivescovadi e vescovadi, Vercelli, f. 204).
Comunità, origine, funzionamento
Sebbene non manchino attestazioni relative alla fine del XIII secolo e agli inizi del successivo, la crescita dell’abitato e della comunità deve essere infatti ricondotta al pieno Trecento, in connessione con il declino dei due centri contermini (ABC Vercelli, Atti privati, cartella 33, doc. in data 1298, maggio 15; cartella 40, doc. in data 1346, dicembre 10). Risale probabilmente ai primi decenni del secolo un elenco contenuto negli statuti di Vercelli, in cui si citano, per la prima volta, il “comune et homines Mote comitis Antonii”, tenuti a corrispondere 25 lire di pavesi alla città (Hec sunt statuta comunis et alme civitatis Vercellarum, f. 146v.). Il successo della Motta si realizzò però nella seconda metà del Trecento, quando tale località riuscì a imporsi come un centro fortificato di rilievo e conseguì la cura d’anime. Dal punto di vista ecclesiastico, la popolazione di Motta dipendeva inizialmente dalla chiesa di Sant’Emiliano di Villanova Monferrato. Secondo l’atto che stabilì l’erezione della parrocchiale del luogo, nel 1390 Villanova era stata per lungo tempo disabitata, mentre la Motta era riuscita a difendersi dalle guerre grazie alla costruzione di un castello (“propter varia et innumera guerrarum et hostilitatum discrimina predictus locus de Villanova […] fuit inhabitatus diu et longo tempore et predictus locus de la Motta propter constructionem castri se ab invasionibus guerrarum tutaverat”: Orsenigo, Vercelli Sacra, pp. 375-377): la presenza di una cura d’anime, ma anche di adeguate fortificazioni in grado di proteggere le genti pare essere considerata dalla scrittura un elemento decisivo per la sopravvivenza del villaggio e forse anche per attirare uomini dalle località circostanti.
     I conti di Langosco detenevano ampie prerogative signorili sul villaggio, da cui nacquero numerose discordie con la comunità. Già in possesso, almeno dal 1350, di diritti sui mulini, sulla pesca dell’oro e sulle acque (AST, Provincia di Vercelli, mazzo 27, Motta dei Conti), nel 1422 essi rimisero alla comunità il versamento di un censo di 12 ducati in cambio dei mulini, dei forni e dei battitoi del luogo (ivi): tali prerogative furono nei secoli seguenti duramente contestate dagli uomini del luogo (cfr. Aimo, All’ombra del castello). Un accordo avvenuto tra la collettività rurale e il conte Annibale della Motta nel 1469, mostra che quest’ultima deteneva robuste prerogative signorili, che costringevano tra l’altro la comunità alla riparazione degli argini e del castello e al versamento di dodici carragia (ivi).
     L’acquisizione del feudo da parte dei Cipelli nel 1666 si accompagnò a un tentativo di irrobustire le prerogative signorili. Dopo un primo contrasto nel 1666 per i diritti sui mulini, i forni, il porto, la pesca e la raccolta dell’oro, l’offensiva dei feudatari fu lanciata nel 1679, quando il podestà locale, probabilmente di nomina signorile, fece pubblicare un manifesto che prevedeva il divieto di giocare a carte e a dadi, di bestemmiare, ballare in pubblico, di restare nell’osteria nei giorni festivi, il porto d’armi, ma, soprattutto, di eleggere consoli senza il suo intervento, di andare a caccia d’animali selvatici, di pescare nel fiume Sesia e nelle sue rogge. L’anno seguente una nuova disputa contrappose signori e comunità per la macina libera dei grani e per i diritti di porto (ASBi, Archivio San Martino Scaglia, mazzi 6 e 7. Nel 1681 è documentata un’ulteriore lite per le regalie: ivi, mazzo 8).
Statuti
Motta dei Conti non ha conservato veri e propri statuti. Risultano tuttavia significativi gli accordi sulle prerogative signorili avvenuti nel 1469 (cfr. supra, s.v. Comunità).
Catasti
I più antichi estimi sono del 1551 (AC Vercelli, Armadio 70/5), del 1553 (ivi, 70/8), del 1559 (ivi, 70/13), del 1562 (ivi, 72), del 1574 (ivi, 70/31). La redazione del catasto sabaudo avvenne nel 1741, ad opera di Pietro Denisio (ASVc, AC Motta dei Conti, mazzo 148): copia parziale della mappa d’insieme, relativa soltanto al territorio conteso con Villanova Monferrato, è conservata presso la Sala consigliare di Motta dei Conti. Il Napoleonico è conservato in ASVc, AC Motta dei Conti, mazzo 40R. Una mappa catastale del 1861 si trova in ASBi, Archivio San Martino Scaglia, mazzo 12.
Ordinati
Sono conservati dal 1720 (ASVc, Comuni, Motta dei Conti, mazzi 1-12, 16).
Dipendenze nel Medioevo
A partire dalla sua prima attestazione Motta dei Conti risulta essere stata soggetta ai conti di Langosco, da cui derivò il ramo dei Langosco della Motta.
Feudo
Il feudo, tenuto dalle origini dell’abitato dai Langosco della Motta, fu venduto da questi ultimi ai Cipelli nel 1666 (ASBi, Archivio San Martino Scaglia, mazzo 2).
Mutamenti di distrettuazione
Una volta inquadrato, almeno dall’inizio del XIV secolo, nel distretto vercellese, il villaggio ha seguito le sorti di tale contado nel passaggio ai Visconti e poi ai Savoia, divenendo terra di confine con il marchesato di Monferrato, che nei primi decenni del Quattrocento acquisirono Villanova Monferrato, e con lo stato di Milano verso Terrasa e Langosco.
Durante il periodo napoleonico, la rideterminazione dei confini tra Regno d’Italia e territori piemontesi annessi all’impero, uniformati in base al corso della Sesia, provocò la perdità della frazione delle Mantie, recuperata alla fine della dominazione francese.
Mutamenti Territoriali
È possibile che Motta dei Conti fosse sorta sul terreno fluviale spartito con i canonici nel 1166. Tale superficie aveva probabilmente costituito la misera dotazione territoriale del villaggio: schiacciato fra i distretti di Villanova Monferrato, di Caresana e di Gazzo, esso era privo di un’area dipendente. I conti avevano concepito l’abitato in funzione della rivendicazione della foresta di Gazzo, in quegli stessi anni contesa con i canonici: Motta dei Conti doveva quindi ricavare la sua proiezione territoriale all’interno della tenuta del capitolo. Per tutto il Duecento, finché la villanova di Gazzo riuscì a garantire il controllo del bosco, l’assenza di sufficienti risorse impedì un adeguato sviluppo demografico del borgo fondato dai conti, probabilmente un agglomerato di poche case di rustici.
     La situazione paradossale di un villaggio senza territorio può essere meglio compresa analizzando a ritroso l’attuale superficie di Motta dei Conti: circa 11 chilometri quadrati, una delle più contenute della Bassa Vercellese. I confini settentrionali del comune sono a ridosso dell’abitato, poco distanti dalla chiesa di San Sebastiano, nei cui pressi si dipartiva l’Abbeveratore o Lamporo, il corso d’acqua che divideva Caresana dalla villanova di Gazzo. L’area occidentale e meridionale del comune, dall’abitato lungo tutta la delimitazione con Villanova Monferrato, in particolare nelle contrade Tauleia, Zerbo del Bianco e Zerbo del Moscone, fino alle cascine Ariondello e Balocco, fu probabilmente acquisita a scapito di Villanova Monferrato: la zona rimase contesa con tale comunità almeno dalla seconda metà del Quattrocento per tutta l’età moderna (cfr. AST, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, II d’addizione, mazzo 49, docc. in data 1464 luglio 9, 1483, aprile 20, 1547-1562; ivi, Monferrato, Feudi, mazzo 68, Villanova, anno 1686; ivi, Disegni Monferrato, Confini, vol. V, mazzi 6, 8; AC Vercelli, Armadio 57, Terre distrettuali, 114Q, Motta dei Conti, doc. in data 1471, novembre 7; ASVc, AC Motta dei Conti, mazzo 22 doc. in data 1552, settembre 16). (Vedi mappa.) Sempre ai confini con Villanova, quest’ultimo villaggio acquisì la località di Motta Novella, inizialmente inquadrata nella giurisdizione di Motta dei Conti.
     Le superfici fra la Marcova e la Sesia costituiscono l’antico territorio di villanova di Gazzo. Il conseguimento di una simile consistenza territoriale avvenne probabilmente soltanto fra Tre e Quattrocento, in concomitanza con l’abbandono, definitivo, di villanova di Gazzo e con quello, temporaneo, di Villanova Monferrato.
Sul versante orientale la delimitazione del territorio di Motta dei Conti è stata condizionata ai frequenti cambiamenti di letto della Sesia, verificatisi con frequenza sino alla fine dell’Ottocento.
Comunanze
Sono attestate pratiche di godimento collettivo degli incolti nella zona della Sesia e ai confini con Villanova Monferrato. A partire dal Seicento è documentato l’affitto collettivo dei terreni a riposo invernale, talora a pastori forestieri giunti al seguito della transumanza da località alpine (ASBi, Archivio San Martino Scaglia, mazzo 10, doc. in data 1689, aprile 25). La scomparsa di tali pratiche pare essere stata accelerata dall’espansione della risicoltura.
Liti Territoriali
Le particolari circostanza della genesi di Motta dei Conti, villaggio sorto con esigua dotazione territoriale, e la sua peculiare ubicazione, ai confini con il marchesato di Monferrato e lo Stato di Milano, rendono il quadro dei conflitti territoriali in cui fu coinvolto il comune assai articolato e complesso.
Il centro fu coinvolto sin dalle origini, nel secondo quarto del Duecento, nelle liti fra i conti di Langosco e il capitolo di Sant’Eusebio per la titolarità della foresta di Gazzo. Dalla fine del Quattrocento, le dispute territoriali di Motta possono essere articolate in numerosi filoni:
  1. I contrasti con il capitolo di sant’Eusebio di Vercelli per la titolarità della possessione di Gazzo (ABC Vercelli, Motta dei Conti, Atti di lite diversi dal 1226 al 1566, doc. in data 1562, novembre 26).
  2. Le numerosissime liti con Villanova Monferrato, che coinvolgevano buona parte del territorio di confine tra le due comunità (cfr. ASVc, AC Motta dei Conti, mazzo 22; AST, Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, mazzo 68, Villanova, anno 1685 e AST, Disegni Monferrato, Confini, vol. V, mazzo 5). (Vedi mappa.) Esse si estendevano a due nuclei insediativi minori: il mulino di Balocco (conteso almeno dal 1549: AST, Paesi, Provincia di Vercelli, mazzo 27, Motta de’ Conti) e la Motta Novella, che nel 1552 era contesa tra i conti della Motta e la comunità di Villanova (ASVc, AC Motta dei Conti, mazzo 22, doc. in data 1552, settembre 16). Entrambe le tenute furono incluse nel territorio di Villanova. E' significativo che ancora nel catasto napoleonico il confine tra le due comunità fosse contestato dalle autorità locali (ASVc, Dipartimento della Sesia, mazzo 121, Catasti).
  3. Le contese con la comunità di Terrasa, nello stato di Milano, per i terreni in riva alla Sesia, in particolare per il gerbido del Molino (AST, Disegni Monferrato, Confini, vol. V, mazzo 5; Archivio Storico del Comune di Candia Lomellina, Misura del territorio di Tarasa Lomellina, anno 1636, f. 10v).
  4. Le vertenze con la Grangia di Gazzo per il possesso degli incolti in riva alla Sesia, in particolare per l’isola del Novellino (Archivio dell’Ospedale Mauriziano di Torino, Abbazia di Lucedio, Scritture diverse, mazzo 32, n. 10, doc. in data 1662, maggio 19).
  5. Le liti, meno numerose, ai confini settentrionali con le comunità di Caresana (ABC Vercelli, Motta dei Conti, Atti di lite diversi dal 1226 al 1566) e di Langosco (ASVc, AC Motta dei Conti, mazzo 22, doc. in data 1778).
Fonti
Fonti inedite:
ABC Vercelli (Archivio Biblioteca Capitolare di Vercelli):
   AP (Atti privati);
   Sentenze;
   Rotoli pergamenacei sciolti
   Statuti e patti, cartt. 90-91
   Langosco, Atti di lite diversi; Fiumi e correnti, Atti di lite diversi Motta dei Conti, Atti di lite diversi dal 1226 al 1566
AC Vercelli (Archivio Storico del Comune di Vercelli). Vedi inventario.
   Armadi 70-73
   Armadio 57, Terre distrettuali, 114Q, Motta de’ Conti
   Armadio 74, Consegne di bocche e grani del 1578
Archivio Storico del Comune di Candia Lomellina:
   Misura del territorio di Tarasa Lomellina, anno 1636
ASBi (Archivio di Stato di Biella):
   Archivio San Martino Scaglia
AST (Archivio di Stato di Torino):
   Disegni Monferrato, Confini, vol. V, mazzo 5

   Carte topografiche e disegni, Disegni Monferrato Confini, Volume V,   mazzo 8,  Tipo dei confini fra i territori di Caresana, Motta de' Conti e Villanova   Monferrato. Villanova & c. - 1676-1677. Volume di Lettere, e Memorie sulle pendenze   de' Confini tra la Motta, e Villanova, insorte da certe opere di fatto nel Pascolo delle   Moscone, per le quali sendosi suscitato fuoco tra li Sovrani dell'uno e l'altro Stato, il   Papa Innocenzo XI interpose la sua mediazione per estinguerlo coll'adeguamento   suddetto. Coll'Indice, e diversi Tipi. (Sul verso: "Notta delle possessioni che si   contengano nella presente figura / Possedute dalli homini della Motta nel finaggio di   Villanova", segue l'elenco di tali possedimenti con la relativa estensione, espressa in   moggia.), 1676-77, [Autore disegno originale: Bonetti agrimensore].  Vedi mappa.
   Carte topografiche e disegni,  Carte topografiche per A e per B, mazzo 3, Vercelli, CARTA DELLA PROVINCIA DI / VERCELLI / CON I SUOI CONFINI DELLO STATO / DI MILANO, DEL MONFERRATO, E DI MASSERANO /Con una breve descrittione delle cose principali / che in essa si contengono. Carta topografica della Provincia di Vercelli con i confini dello Stato di Milano, del Monferrato e Masserano; con una breve descrizione delle cose principali che in essa si contengono; fatta da Varin de la Marche, nel 1697. Sulla Scala di 1/24.686 (Data: 1697) [Autore disegno originale: Varin de La Marche].   Vedi mappa.
   Carte topografiche e disegni,  Carte topografiche per A e per B, mazzo 2, Sesia,   CARTA DEL CORSO DELLA SESIA NE' CONFINI DEL VERCELLESE E' DELLO STATO DI MILANO, DA MONTI SUPERIORI DI MASSERANO SINO ALL'IMBOCCATURA DEL PO TRA CASALE E VALENZA. Carta topografica del Corso della Sesia dai monti superiori di Masserano, sino all'imboccatura del Po tra Casale e Valenza; colle Città e Luoghi adiacenti, ed osservazioni militari; sottoscritta De la Marche 1700 (Data: 1700) [Autore disegno originale: De La Marche].  Vedi mappa.
   Materie ecclesiastiche, Arcivescovadi e vescovadi, Vercelli
   Paesi, Monferrato, Feudi per A e B, II d’addizione, mazzo 49
   Paesi, Monferrato, Feudi, mazzo 68, Villanova, anno 1686
   Paesi, Monferrato, Disegni Monferrato, Confini, vol. V, mazzi 6, 8
ASVc (Archivio di Stato di Vercelli):
AC Motta dei Conti (Archivio storico del comune di Motta dei Conti)
Visite pastorali [gli originali, conservati presso l’ Archivio della curia arcivescovile di Vercelli, non sono messi a disposizione del pubblico]
Dipartimento della Sesia, m. 121, Catasti

 
Fonti edite:
Acta Reginae Montis Oropae (ARMO), Biella 1945, 3 voll.
Le carte dello archivio capitolare di Vercelli, a cura di D. Arnoldi et alii, Pinerolo 1912 (BSSS, 70), vol. I.
Le carte dello archivio capitolare di Vercelli, a cura di D. Arnoldi - F. Gabotto, Pinerolo 1914 (BSSS, 71), vol. II.
Hec sunt statuta comunis et alme civitatis Vercellarum, Vercelli 1562, 2 voll.
Il Libro delle investiture del vescovo di Vercelli Giovanni Fieschi (1349-1350), a cura di D. Arnoldi, Torino 1934 (BSSS, 73/2).
Statuta comunis Vercellarum ab anno MCCXLI, a cura di G.B. Adriani [in realtà V. Mandelli], in Leges municipales, II, Torino 1876 (HPM, 16), coll. 1088-1584 (editi anche come volume a parte, con il titolo Statuti del comune di Vercelli dell’anno MCCXLI aggiuntivi altri documenti storici dal MCCXLIII al MCCCXXXV ora per la prima volta editi e annotati, Torino 1877).
Bibliografia
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Descrizione Comune
Motta dei Conti
     La storia di Motta dei Conti è strettamente legata alla sue origini etimologiche. Fondata nel Duecento dai conti di Langosco come borgo nuovo inteso a controllare la foresta di Gazzo, malgrado gli stentati inizi, caratterizzati dalla scarsissima dotazione territoriale di cui fu provvista, la località si affermò a partire dal XIV secolo, approfittando della crisi attraversata dal borgo nuovo di Gazzo, il cui territorio fu interamente assorbito dall’insediamento dei conti, e da Villanova Monferrato, che subì consistenti perdite territoriali.
      Sino alla metà del Seicento la vita della comunità – costituita, secondo il censimento delle bocche avvenuto nel 1578, da 1184 abitanti dai tre anni in su (AC Vercelli, Armadio 74, Consegne di bocche e grani del 1578) – si sviluppò a doppio filo con la dinastia comitale che a Motta deteneva ampie prerogative signorili, in più occasioni motivo di contrasto con la popolazione locale. I Langosco della Motta detenevano anche il monumentale castello, oggetto di significativi ampliamenti in età moderna (dalla metà del Cinquecento è documentato un castrum vetus): la fortificazione orientò in maniera decisiva l’evoluzione del villaggio, il cui primo nucleo si sviluppò attorno ad essa. A fianco del castello fu, inoltre, costruita la chiesa parrocchiale. In più occasioni il castello di Motta fece da riparo alla popolazione locale, riuscendo anche ad attirare sul finire del Trecento gente dalla vicina Villanova Monferrato, che in quel momento era stata abbandonata proprio per l’assenza di valide strutture difensive.
     Motta non è soltanto, tuttavia, il castello, ma anche, più correttamente, la molta, il terreno bagnato dalle alluvioni del fiume. Come Molta Comitum o Molta Grossa l’abitato è ricordato nelle scritture più antiche, rendendo ragione a un’etimologia di cui si aveva ancora memoria attorno all’inizio del Seicento (ABC Vercelli, Atti privati, cartella 10, doc. in data 1258, settembre 26; ABC Vercelli, Motta dei Conti, Atti di lite diversi 1576-1603, doc. in data 1603, marzo 8). La natura fluviale delle terre a oriente dell’abitato sembra avere condizionato in maniera decisiva lo sviluppo della località, sia per le numerose liti insorte con le comunità vicine a causa delle variazioni d’alveo, sia per la scarsa produttività di tali suoli, utilizzabili soprattutto per l’allevamento ovino e la raccolta della legna.
     Un ultimo elemento caratterizzante lo sviluppo del villaggio è costituito dalla posizione di confine, crocevia di tre differenti entità statuali: i Savoia, i marchesi di Monferrato e il contado di Pavia, assimilato in età moderna dallo Stato di Milano. Tale circostanza ha tra l’altro favorito la conservazione di un’eccezionale quantità di rappresentazioni cartografiche, prodotte in occasione delle numerose liti che coinvolsero i governi centrali. (Vedi mappa 1Vedi mappa2.)